QUANDO IL CONSUMATORE HA DIRITTO DI RECEDERE DAL CONTRATTO D’ACQUISTO ONLINE?
L’acquirente che effettua acquisti online gode di un regime di tutela privilegiato rispetto al comune acquirente in ragione della sua posizione di parte debole nel rapporto contrattuale. Il Codice del Consumo, infatti, riconosce al consumatore il diritto di recesso ad nutum, ossia il diritto a recedere dal contratto concluso senza dover fornire alcuna spiegazione in ordine al ripensamento. Si presume, infatti, che l’utente non abbia la possibilità di giudicare con piena cognizione l’acquisto fintantoché non abbia la possibilità di averne la disponibilità fisica.
In altre parole il consumatore può decidere unilateralmente di “ritirarsi” dal contratto purché lo faccia nel termine di 14 giorni dalla conclusione dello stesso (nel caso di contratti aventi ad oggetto servizi) o dall’acquisizione del possesso fisico del bene (nel caso di contratti di vendita di beni). A tal fine sarà sufficiente dare comunicazione al venditore della decisione di recedere dal contratto, fermo restando l’obbligo di restituire il bene eventualmente già ricevuto.
Per comunicare la volontà di recedere, il consumatore può, alternativamente, servirsi del modulo di recesso che il venditore è tenuto a fornirgli oppure presentare una qualsiasi dichiarazione della volontà di recedere purché renda esplicita la decisione di recedere.
Il venditore non avrà la possibilità di opporsi alla decisione dell’acquirente e, anzi, avrà l’obbligo di dare conferma dell’avvenuta ricezione della comunicazione e successivamente restituire il prezzo del bene alla controparte che abbia già provveduto al pagamento.
Fin dal principio della trattativa contrattuale grava sul venditore l’obbligo di informare adeguatamente l’acquirente a proposito del diritto di recesso che gli è riconosciuto, così come è previsto dall’art. 49 del Codice del Consumo che recita: “Prima che il consumatore sia vincolato da un contratto a distanza […], il professionista fornisce al consumatore le informazioni seguenti, in maniera chiara e comprensibile: […] h) in caso di sussistenza di un diritto di recesso, le condizioni, i termini e le procedure per esercitare tale diritto conformemente all’articolo 54, comma 1, nonché il modulo tipo di recesso di cui all’allegato I, parte B; i) se applicabile, l’informazione che il consumatore dovrà sostenere il costo della restituzione dei beni in caso di recesso e in caso di contratti a distanza qualora i beni per loro natura non possano essere normalmente restituiti a mezzo posta; […] m) se non è previsto un diritto di recesso ai sensi dell’articolo 59 (casi di esclusione), l’informazione che il consumatore non beneficerà di un diritto di recesso o, se del caso, le circostanze in cui il consumatore perde il diritto di recesso”.
Nel caso in cui il venditore omettesse di fornire tali informazioni, il diritto di recesso dell’acquirente si estenderebbe per un periodo di un anno a far data dalla scadenza degli ordinari 14 giorni, mentre se le informazioni fossero fornite tardivamente, ma entro un anno dall’acquisto, il termine per esercitare il diritto di recesso sarebbe di 14 giorni a partire dal giorno in cui l’acquirente ha ricevuto le informazioni.
Come si diceva, il venditore resta obbligato alla restituzione delle somme pagate dall’acquirente, ivi comprese le spese sostenute per la consegna del bene, nel termine di 14 giorni dalla ricezione della comunicazione di recesso salvo che nel contratto non sia specificata la possibilità di attendere la riconsegna del bene (o quantomeno la prova dell’avvenuta spedizione da parte dell’acquirente).
L’art. 59 del Codice del Consumo, però, prevede anche delle ipotesi tassative di esclusione del diritto di recesso in ragione della natura dei beni, tra le quali figurano ipotesi quali la vendita di beni deteriorabili, confezionati su misura, beni sigillati che per motivi di sicurezza o di salute non si prestano alla restituzione dopo la loro apertura ecc. Al di fuori dei casi indicati nell’art. 59 il diritto di recesso non può essere escluso, nemmeno nel caso in cui il bene sia stato acquistato con prezzo ribassato o in saldo.

